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14.12.17

Super Vacanze Di Natale (2017)
di Paolo Ruffini

Il progetto di un film di montaggio che mettesse insieme scene dai 33 cinepanettoni ufficiali (quelli prodotti dalla Filmauro di Aurelio De Laurentiis), a partire da Vacanze di Natale del 1983 fino a Natale a Londra - Dio Salvi La Regina del 2016, aveva un unico rivale: YouTube.
La sorpresa non è solo che l’operazione affidata a Paolo Ruffini (che ha lavorato con il montatore Pietro Morana) riesce ad essere migliore, più ragionata, pensata e significativa dei lavori amatoriali (ma spesso geniali) che compaiono su YouTube, ma anche che Super Vacanze di Natale è di molto migliore del 90% dei cinepanettoni Filmauro usciti al cinema pur contenendo solo scene prese da questi.

Ruffini, che dei cinepanettoni è stato sceneggiatore e attore ma prima ancora grandissimo amante, non ha lavorato con pigrizia, anzi! Il film procede per temi, suggestioni, stereotipi e luoghi comuni del genere, affianca sia le migliori scene singole integrali (come quella bellissima al telefono in macchina tra Christian De Sica e Nadia Rinaldi da Anni ‘90), sia attimi, parole e momenti sparsi, non sequenze intere ma solo assaggi dei mattoni che compongono un cinepanettone. Si va da una serie di insulti pronunciati da De Sica fino ai balletti in mutande mentre va in bagno di Massimo Boldi (un classico ripetuto un numero impressionante di volte), ci sono scene di sesso di un film che dialogano con quelle di un altro, sguardi arrapati degli adulti verso le ragazzine dei film anni ‘90 assieme quelli dei film dei 2000, ma anche le prestazioni sessuali fallimentari e i vanti di quelle ben riuscite.

Più dei singoli argomenti però la vera invenzione (volontaria o meno) di Super Vacanze Di Natale, è la dimostrazione di quanto il contesto contribuisse all’esito così scarso e deprimente dei vari film. Ovviamente Super Vacanze Di Natale si giova degli 83 minuti migliori sui circa 3000 totali, e non meraviglia quindi che sia un best of riuscito, ma è evidente subito quanto molte scene (alcune arcinote) funzionino molto più così, in questo collage episodico che le mette in relazione tra loro, di quanto non funzionassero nelle orribili strutture dei film cui appartengono. Svincolate dal resto dei loro film brillano di più.

Non solo ne esce benissimo Christian De Sica (vero eroe di questo collage, guardato, montato e messo in risalto con evidente amore da Ruffini) ma anche alcune delle gag meno creative e più becere acquistano tutto un altro passo e un altro senso messe in prospettiva accanto a quegli stessi corpi (più che altro di Boldi e De Sica) che invecchiano e ringiovaniscono di minuto in minuto.

Ingenua e un po’ puerile la giustificazione finale affidata ad alcuni cartelli che prima sostengono che secondo un sondaggio (fatto da chi? dove? su quale campione?) i cinepanettoni sarebbero i film più amati dagli italiani, e poi ci tengono a precisare che sarebbero anche i più odiati dalla critica (di nuovo: secondo chi? da quali fonti? in quali anni?). Il film riesce da solo ad affermare tutto questo ma evidentemente la voglia di un riscatto davvero non necessario (i cinepanettoni hanno avuto anche più del successo che meritavano) ha comandato quest’aggiunta che grida tutto il suo superfluo desiderio di legittimazione culturale.
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