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5.12.17

Don't Forget Me (Al Tishkechi Oti, 2017)
di Ram Nehari

TORINO 35
TORINO FILM FEST
Come fosse la versione dura e gretta, spietata e per nulla positiva di Il Lato Positivo, Don’t Forget Me racconta due persone con problemi mentali, non gravissimi, ma sufficienti a renderli pesci fuor d’acqua a tratti funzionanti, simili a noi, ma poi d’improvviso diversi. Così vicini alla normalità che è molto facile riconoscere i nostri sentimenti nelle loro interazioni, ma poi anche così tormentati che è facile compatirli. E proprio questa caratteristica, la ruffianeria del compatire due persone malate, è quella che non aiuta il film.

Nella storia un ragazzo che suona o dice di suonare il basso tuba, sembra avere un aggancio con un vecchio compagno di scuola per entrare nella sua band. Intanto una ragazza che risiede in una clinica per disturbi alimentari tira avanti in una quotidianità terribile, assieme ad altre ragazze come lei ossessionate dal non mangiare ed essere magre o dotate del problema opposto, incredibilmente sovrappeso. Si incontrano nel momento in cui il primo accompagna il suo amico di successo (con la sua ragazza modella) nell’ospedale della seconda. Come se si riconoscessero tra i due scatta qualcosa e lei usa la sua attrattiva su di lui per agganciarlo con un rapido amplesso e insieme scappare. Il resto è un declino quasi scontato, vissuto con uno stupido sorriso stampato in faccia e una quantità gigante di tenerezza.

Don’t Forget Me sembra più coerente quando parla dei disturbi alimentari usando la contrapposizione tra le ragazze malate e la modella, che non fa una vita diversa dalla loro né ha un’alimentazione diversa dalla loro, ma è un membro funzionante della società (che tuttavia inserita nell’ospedale fa gli stessi capricci per non mangiare), rispetto a quando prende i due protagonisti nella trama di fuga, quando li pone “soli contro il mondo”. Proprio lì non fa nessuna attenzione ad evitare i registri più patetici che la natura dei personaggi pone dietro ogni angolo.

I due non troveranno un aiuto nei genitori di lei (che non ne vogliono sapere di tenerla fuori dall’ospedale), né tantomeno nell’amico musicista (che come prevedibile non ne vuole sapere di inserirlo nella sua band pronta a partire in tournée). Troveranno conforto solo nell’uso del corpo e di nuovo, qui, quando tangenzialmente torna ad affrontare il problema alimentare raccontando la fierezza che lei ha del suo corpo, come si faccia toccare e voglia essere concepita come oggetto sessuale, Don’t Forget Me diventa un buon film, ma sono sprazzi in un oceano di pietismo.
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