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23.5.17

Fortunata (2017)
di Sergio Castellitto

UN CERTAIN REGARD
FESTIVAL DI CANNES
Nei film di Sergio Castellito e Margaret Mazzantini i nomi sono importanti e nonostante qui Jasmine Trinca abbia un personaggio che visivamente non è lontano da quello di Penelope Cruz in Non ti Muovere, i loro nomi tradiscono una diversità. Italia, era una straniera, Fortunata non è una a cui la vita ha detto bene. Madre sola (e vista la brutale violenza del marito nonchè padre di sua figlia è meglio così), parrucchiera a domicilio, aspira ad aprire un suo salone di bellezza con un amico bipolare tatuatore dotato di madre ex attrice in deriva senile.

Umanità di estrema periferia, popolarissima e sguaiata, violenta ma passionale nell'afosa e appiccicosa estate romana, che vive accanto all’acquedotto e cammina nella notte con carrelli all’indietro come in Mamma Roma. Rumorose e piene di problemi Fortunata e sua figlia finiscono da uno psichiatra infantile (Accorsi) che finirà ad analizzare oltre la bambina anche la madre con inevitabile ricaduta sentimentale che finirà di incasinare tutto, trascinando i personaggi verso il gran finalone melodrammatico e a tinte fortissime, tra pistole, pianti e avvocati.

Fortunata vuole avere lo sguardo sui personaggi di Pasolini, unito al senso del melodramma classico e dei suoi adorabili luoghi comuni dei film di Raffaello Matarazzo, in più non teme mai il ridicolo nel proporre una storia e degli svolgimenti oggi molto fuori tempo. La grande poesia negli occhi e nelle bocche di personaggi di borgata, le fughe d’amore idilliache al porto di Genova, i sorrisi lieti ed innamorati che preludono alla tragedia e un miserabilismo esasperato sono ciò che una volta reggeva i modelli di questo film ma oggi, almeno per come li porta Castellitto, sembrano inaccettabili.

Non è che sia scritto male Fortunata e del resto nemmeno è interpretato male (anzi!), è che sembra non rendersi conto che nel suo osare di fare qualcosa che nessuno oggi fa più, mostra perché non venga fatto. Perché una storia messa in scena con questa voglia di realismo ma così idealizzata in dialoghi, aspirazioni e volontà poetica è impossibile, non regge il patto finzionale, non suona autentica, non riesce a dire nulla se non le proprie voglie.

4 commenti:

silvia vari ha detto...

sto per fare il commento da maestrina ma nel libro, non ti muovere, Italia non è affatto straniera, è solo una disgraziata. Spesso ho dubitato anche del fatto che nel film si volesse intendere che Penelope Cruz fosse italiana, ma poco importa. ovviamente questo non toglie che il parallelismo con il nome resta sempre abbastanza ficcante.
per il resto ho una grande paura di questo film, più che altro perchè ho apprezzato negli anni la Mazzantini e il tentativo del marito di riprodurre, con quei toni urlati tipici (che vedo dai trailer mette in bocca ad Accorsi, ma ci sta?) il senso ultimo della storia, ossia la profonda umanità dei protagonisti.
ho paura perchè temo che questa volta sia un po' tutto troppo esasperato e stereotipato (posto che a me lei non piace particolarmente). ma mi pare che più o meno è quello che scrivi, o sbaglio?


Gabriele Niola ha detto...

eh un po' si
a me Non ti muovere (film) non era dispiaciuto perchè non mi dispiace per niente la roba a tinte forti, ma qui mi pare che un po' svacchi.
Detto ciò ha anche tutta una prima parte che va benissimo, che centra l'equilibrio giusto e mi pare che jasmine trinca funzioni meglio di penelope cruz in quella parte lì, meno remissiva e più tosta.


Giovanna d'Elia ha detto...

Visto stasera, il film è un ottimo lavoro se si esclude Accorsi che non si amalgama col realismo degli altri bravissimo attori. Uguale sempre a se stesso recita qui come in un film dove fli dicono di fare il figo impostato. Neanche Castellitto e' riuscito ad addomesticarlo. Debole la scrittura solo nel punto in cui lo psicologo lascia che la madre lasci la figlia con due squilibrati per due giorni.


Gabriele Niola ha detto...

io non l'ho trovato così fuori parte


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