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18.10.17

La Battaglia dei Sessi (Battle of the Sexes, 2017)
di Jonathan Dayton e Valerie Faris

Non è certo lo sport e la sua mitologia quello che veramente interessa a La Battaglia dei Sessi, semmai è come un evento mediatico importantissimo per la storia americana (per l’appunto l’incontro di tennis tra un tennista 50enne e la tennista n.2 d’America, nota attivista per i diritti delle donne) sia stato uno snodo fondamentale per i rapporti tra sessi e come tutto questo intrattenga uno strano rapporto con il presente, in cui le donne sembrano combattere ancora le stesse lotte. C’è insomma moltissimo di non sportivo nel film, specie se si considera che Jonathan Dayton e Valerie Faris non si tirano indietro e anzi lavorano molto sul fatto che Billie Jean King fosse lesbica, e quindi avesse una causa ancora più dura combattere sulle sue spalle.

Eppure lo sport e il suo mito è quello che aleggia su questo film che i registi di Little Miss Sunshine rendono subito attraente, divertente, colmo di ironia, personaggi dal gran carisma e dall’immediata simpatia. In cui le contrapposizioni sono enfatizzate dal montaggio per assonanza e in cui continuamente sono pronunciate frasi come “Attenti maschietti non c’è verso di fermare questa signorina!”. Tuttavia quella stessa “simpatia” che ha spesso reso i loro film più deboli di quanto potessero essere (ma anche commercialmente più forti), qui è un’arma finalmente messa a frutto.

Perché La Battaglia Dei Sessi, pur raccontando la storia di Billie Jean King si appassiona tantissimo al suo rivale, Bobby Riggs, l’ex campione di tennis che si definiva “il porco maschilista” e che non aveva idee o ideali, non era davvero maschilista ma fu usato come arma dai veri maschilisti. Riggs, il un grande scommettitore che aveva intravisto in questo incontro la possibilità di fare molti soldi, è un pover’uomo, un simpatico freak.
Per lui La Battaglia Dei Sessi era uno show che iniziava ben prima della partita, con la promozione, le ospitate e gli allenamenti comici ripresi dalla tv. Per lei era l’incontro della vita con cui fare la differenza. E il film questo lo spiega molto bene. Che è più di quanto ci si potesse aspettare dalla maniera molto ruffiana con cui è impostato, dall’uso e abuso delle dichiarazione di affetto e stima che i personaggi si recitano, ribadendosi a vicenda quanto siano straordinari.

Per giunta La Battaglia Dei Sessi quando si tratta di riprendere il tennis lo fa anche con una certa intensità e tenacia. Ha la fortuna di aver trovato in Steve Carrell un buon giocatore (somiglia a Riggs, lo imita nella postura e può effettivamente stare sul campo in prima persona) ma poi sceglie di non ricorrere ad effetti digitali e usare controfigure reali per gli scambi più serrati.
A questo film insomma sembra davvero non mancare niente: ha il tema importante, ha le risate e le lacrime, ha lo sport ripreso in maniera decente e un paio di attori che credono tantissimo nel progetto (quando Billie Jean King annuncia che darà vita ad un circuito di tornei di sole donne, il suo primo atto di ribellione verso gli uomini, Emma Stone concepisce una camminata determinata e contenta che imposta il tono per tutto il film a colpi di tacco). La Battaglia Dei Sessi come tutti i film di Jonathan Dayton e Valerie Faris nasce per compiacere il pubblico e soddisfarlo al massimo, ma a differenza di molti altri lo fa con grande stile e sapienza.

È evidente tuttavia che per strada perda molte possibilità. Non ha intenzione di raccontare come lo sport avesse già fatto di Billie Jean King un simbolo, come lei attraverso le vittorie e le parole fosse diventata un emblema così forte che pur essendo la n.2 ed essendoci già stato un incontro tra Riggs e una donna, quello con lei fu di un’altra categoria, un evento mediatico irripetibile. Perché lei rappresentava davvero qualcosa.
Non è nemmeno interessato a raccontare come lo sport influisca sulla massa, come gli spettatori vivessero quest’evento e come si schierasse il paese. Non vuole insomma lavorare sulla mitopoiesi che c’era intorno all’incontro. Sceglie invece di stare in superficie e nelle zone di più facile presa come ad esempio la vita privata dei due, i rapporti con mariti, mogli e amanti, il dietro le quinte del grande evento. Più gossip dietro la grande storia che vero affresco di un’epoca e i suoi cambiamenti. Non è il massimo, ma è davvero qualcosa.
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