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17.11.17

Ogni Tuo Respiro (Breathe, 2017)
di Andy Serkis

Non è difficile intuire cosa Andy Serkis abbia visto dietro questa storia vera da lui scelta per esordire alla regia: un uomo e una donna insieme contro tutti, messi in condizione di dover lottare dalla malattia di lui, la poliomelite, che lo sorprende nel fiore degli anni ma a cui sembra che nessuno voglia rassegnarsi. È il banco di prova perfetto per un attore che diventa regista, perché il suo buon esito dipende in gran parte da un lavoro sul corpo attoriale (Andrew Garfield nello specifico, costretto a stare immobile e recitare con poche parti del corpo) e dalla relazione che si instaura tra gli altri, vicini e tenaci nelle condizioni più avverse, di buon umore anche nei momenti in cui la morte sembra essere dietro l’angolo.

Ogni Tuo Respiro è infatti cinema di malattia al contrario, uno in cui la tragedia sentimentale data da una sentenza di morte emessa da una malattia invece che pendere sulla testa dell’amato viene continuamente scacciata. Se da Love Story a Tutta Colpa Delle Stelle, l’incombere della morte è un dispositivo sentimentale inesorabile che si misura in un armamentario di diagnosi, medici che non capiscono, ospedali, momenti di gioia interrotti da una crisi e grandi promesse finali, in Ogni Tuo Respiro invece ogni momento di questa scansione viene sovvertito e preso a calci dalla determinazione che hanno i personaggi a non trasformare in tragedia una storia sulla carta tragica.
Dai comprimari che, come si conviene, sono le colonne che reggono il film (curiosamente qui sembrano tutti ruoli che in altre produzioni sarebbero stati buoni per Andy Serkis), fino agli ambienti tutto lotta contro la tragedia.

Proprio qui però Ogni Tuo Respiro fallisce, perché il ghigno eterno in cui pare bloccato Garfield (e dire che i muscoli del viso sarebbero gli unici che il protagonista controlla) è l’esatto opposto della complessità che il buon umore deve trasmettere. Soprattutto questa storia che è sorprendente in sé, specie per la maniera in cui un gruppo di persone riesce a lavorare sulla tecnologia medica portando avanti in un garage una ricerca che i grandi ospedali non riescono o non vogliono fare, non riesce dire nulla altro rispetto a quello che racconta.
Invece che fare di questa parabola qualcosa di significativo, Andy Serkis racconta di buona lena il paradosso di una coppia e una famiglia allargata che vive una tragedia come una commedia.

Alla fine in Ogni Tuo Respiro, al netto di tutto l’agrodolce ruffiano, purtroppo non c’è nulla più dei suoi fatti e degli stati d’animo dei suoi personaggi, nulla che metta questi fatti in relazione con qualcosa di più grande, che stupisca e che suggerisca. Nonostante nel finale recuperi la sua vocazione romantica sottolineando come la storia sia stata in fondo quella di due persone e della loro determinazione che cambia il mondo, non è pensabile lasciare che siano i cartelli a film finito a dare una svolta sentimentale vera al film.
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