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28.8.12

Eva (id., 2011)
di Kike Maillo

PUBBLICATO SU 
Il cinema di genere spagnolo degli ultimi anni sta conoscendo una fase di espansione così potente da arrivare a toccare anche generi prima sconosciuti come la fantascienza introspettiva, ma è così vessato da una vena horror particolarmente prolifica che questa sembra contaminare tutto. Così anche Eva, dramma a sfondo intelligenza artificiale, si apre con una sequenza che sembra suggerire l'orrore e non disdegna riprese dall'elicottero su immensi campi innevati che ricordano le fobie migliori.

In realtà poi l'opera di Kike Maillo, tradisce quasi subito queste promesse, ha uno statuto autonomo forte e nel resto della sua durata non flirta con l'horror come all'inizio ma racconta di un futuro che sembra prossimo per come mette in scena automobili, abbigliamento e costumi eppure è evidentemente remoto per la presenza massiccia di automi nella vita di tutti i giorni. I robot utilizzati quasi da tutti sono assistenti con scarsissima intelligenza, ottimi esecutori di ordini e, nei casi più avanzati, bravi imitatori di emozioni. Il protagonista è uno dei più brillanti scienziati che lavorano nel campo della generazione di robot con sentimenti, il cui obiettivo è studiare una bambina da utilizzare come modello per una nuova intelligenza artificiale emotiva.

Se solo Maillo non fosse così attaccato a trovate carine ma sostanzialmente futili, come la visualizzazione ad ologramma delle emozioni umane interpretate dal computer, e non indugiasse eccessivamente nel rapporto tra lo scienzaito e la bambina (interpretata da Claudia Vega, straordinariamente simile per fisionomia e atteggiamento alle sorelle Fanning, ormai modello della miglior recitazione infantile), forse Eva avrebbe avuto il tempo di applicare le sue buone idee visive (il film è tutto ambientato in una cittadina innevata e in esterni ovattati) ad un dilemma più alto di quello meramente pinocchiesco.
Quando verso la metà del film le carte principali sono ormai tutte sul tavolo ed è ora di giocare la partita facendole interagire Eva sembra perdersi appresso agli elementi meno interessanti e il suo mettere in scena tutto ciò con abilità, rende ancora più scottante la sensazione di aver perso una buona occasione per un film di fantascienza europeo di valore.
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